“Ho capito di avere un problema con il cibo. Da chi dovrei andare?”
È una delle domande che sentiamo più spesso.
Quando una persona riconosce di stare attraversando una difficoltà nel rapporto con il cibo, il corpo o il peso, è naturale cercare una risposta chiara e immediata. Molte persone si chiedono se sia più utile rivolgersi a uno psicologo, a un nutrizionista o a un medico.
La risposta, però, è meno semplice di quanto possa sembrare.
I disturbi alimentari non riguardano solo il cibo
Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Alimentazione Incontrollata (BED) e altre forme di sofferenza alimentare non coinvolgono esclusivamente ciò che una persona mangia.
I Disturbi Alimentari, definiti anche come Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, interessano contemporaneamente diverse aree della vita:
- il comportamento alimentare;
- la salute fisica;
- le emozioni;
- i pensieri e le convinzioni su sé stessi;
- l’immagine corporea;
- le relazioni con gli altri;
- la qualità della vita quotidiana.
Per questo motivo difficilmente una singola figura professionale può avere da sola una visione completa della situazione.
Perché non basta unə solə professionistə?
Ogni professionista osserva il problema da una prospettiva diversa e porta competenze specifiche.
- Le figure dell’area psicologica aiutano a comprendere il significato della sofferenza, i meccanismi emotivi che mantengono il disturbo e il modo in cui la persona costruisce la relazione con sé stessa e con gli altri.
- Le figure dell’area nutrizionale lavorano sul comportamento alimentare, aiutando a costruire una relazione più stabile e flessibile con il cibo.
- Le figure mediche monitorano lo stato di salute e individuano eventuali complicanze fisiche che possono richiedere attenzione o interventi specifici.
- Le figure dell’area riabilitativa supportano il lavoro sull’immagine corporea, sulla quotidianità e sulla costruzione di nuove strategie per affrontare le difficoltà.
Nessuna di queste competenze è più importante delle altre: diventano realmente efficaci quando dialogano tra loro.
Il valore dell'équipe multidisciplinare
Quando si parla di disturbi alimentari, le principali linee guida internazionali raccomandano un approccio multidisciplinare.
Questo non significa semplicemente “aggiungere più specialisti”.
Significa costruire una rete di professionistə che condividono informazioni, obiettivi terapeutici e strategie di intervento, lavorando nella stessa direzione.
In questo modo è possibile:
- cogliere aspetti che potrebbero sfuggire a un singolo professionista;
- ridurre il rischio di messaggi contraddittori;
- monitorare contemporaneamente salute fisica e benessere psicologico;
- adattare il percorso alle necessità che emergono nel tempo;
- offrire una presa in carico più sicura e coerente.
Un esempio concreto

Immaginiamo una persona che alterna periodi di forte restrizione alimentare a momenti di perdita di controllo.
Spesso questa esperienza viene interpretata come una mancanza di volontà o di autocontrollo.
In realtà possono essere presenti contemporaneamente diversi fattori.
- La figura psicologica può aiutare a comprendere le emozioni, i bisogni e le esperienze che alimentano la sofferenza.
- La figura nutrizionale può lavorare sulla regolarizzazione dell’alimentazione e sulla riduzione delle restrizioni che spesso mantengono il ciclo delle abbuffate.
- La figura medica può monitorare eventuali conseguenze fisiche e valutare la presenza di rischi per la salute.
- La figura riabilitativa può sostenere il lavoro sull’immagine corporea, sul rapporto con il movimento e sulle strategie quotidiane di gestione delle difficoltà.
È proprio l’integrazione di questi sguardi che permette di costruire un percorso di cura più completo.
Quindi da chi dovrei partire?
Se stai vivendo una difficoltà nel rapporto con il cibo o con il corpo, il primo passo non è necessariamente individuare “il professionista giusto”, ma trovare un contesto in cui la complessità della tua esperienza possa essere accolta.
A volte il percorso inizia da uno psicologo, altre da un nutrizionista, altre ancora da un medico.
Ciò che fa la differenza non è tanto la porta da cui si entra, quanto la possibilità di costruire, nel tempo, una rete di cura capace di mettere in dialogo competenze diverse.
Perché i disturbi alimentari non riguardano soltanto il cibo.
Riguardano persone, storie, corpi, relazioni ed emozioni.
E meritano percorsi di cura che sappiano tenere insieme tutta questa complessità.
Se hai domande sul percorso più adatto alla tua situazione o desideri capire come funziona una presa in carico multidisciplinare, puoi contattare il Centro Fresia per un primo colloquio conoscitivo
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